19 GIUGNO 1918 - DIARIO DI GUERRA

19 GIUGNO 1918. La battaglia sul Piave e sul Montello è sempre violenta.
Gli austriaci sono giunti sul Montello fino a Casa Serena, al segnale 279 S. Mauro-S. Andrea: pare siano un’intera divisione! Anche nel basso Piave il nemico ha conquistato parecchie anse: i nostri contrattaccano.
All’Ospedale di Montebelluna giungono moltissimi feriti e parecchi muoiono: solo oggi ne sono morti sette. Molti feriti sono stati costretti a recarsi a piedi, sanguinanti, fino a Biadene e Montebelluna, cosicché la strada Ciano-Montebelluna è macchiata di sangue: per essi, poveri figliuoli non c’erano ambulanze, camion o automobili…
Alle cinque del pomeriggio nuvole di aerei italiani volano dal Brenta al Piave. Passando per Busta, con Don Furlanetto, per il mio ministero, incrocio una colonna di camion militari: è un reggimento di fanteria che va verso Montebelluna e il Montello. Alla sera continua il bombardamento; poi la notte è abbastanza quieta.
Sul fronte francese è tornata la calma.

30 OTTOBRE 1917 - DIARIO DI MARIO FIORE

Martedì – 30 ottobre – mattino. (da M. Berico – Vicenza)
Il bollettino dell’altra sera di Cadorna recava delle parole roventi contro i soldati d’Italia:
“ La mancata resistenza di reparti della 2° armata, vilmente ritiratisi senza combattere o ignominiosamente arresisi al nemico, ha permesso alle forze austro-germaniche di calpestare il sacro suolo della patria. E soggiungeva che il valore delle altre truppe a nulla era valso per arginare l’avanzata.
Il bollettino di ieri reca un sollievo: annunzia che i movimenti ordinati dal Comando Supremo si vanno regolarmente effettuando e che le truppe, incaricate di fronteggiare le forze avversarie, adempiono al proprio dovere, rallentando lo sbocco in piano del nemico.
E il bollettino austriaco di ieri sera, mentre critica l’opera del Generale Cadorna, afferma il valore dell’esercito italiano, che il Cadorna – dice il bollettino austriaco – non vuole oggi riconoscere per scagionare l’opera propria.
Ore 10.
Lo schieramento delle forze italiane sulla riva destra del Tagliamento si va delineando.
A Portogruaro c’è il Comando del 23° corpo d’Armata: a Fiume Veneto l’ottavo: ad Arla presso Spilimbergo il centro Petitti col comando della 2° Divisione di Cavalleria.
Il Comando della 3° armata è a Motta di Livenza: quello della 2° armata pare sia a Codroipo. Intanto gli austriaci ci hanno fatto sapere di avere occupato la linea Cormons-Romans-Foce dell’Isonzo; di aver occupato Tarcento a nord di Udine e di avanzare verso Gemona ed Osoppo.
Piave! non so se questa piaggia faccia più male a noi o agli Austriaci.
Sul fronte Trentino calma completa. Speriamo che sia la calma che precede altra bufera.

08 GIUGNO 1918 - DIARIO INVASIONE

8 GIUGN0. — Verso le ore 19 del giorno 6 si ebbe una spedizione offensiva dei nostri velivoli, e punitiva (delle spedizioni piccole esplorative ed anche offensive - che si ripetono anche più volte in un giorno - qui non se ne fa più conto). Erano due squadriglie di caproni (15 o 16 colle relative scorte di cacciatori in più: una rispettivamente bassa da poter agevolmente scorgere i colori nazionali, l’ altra sovrastante altissima. Il loro obiettivo, come s’ usa dire, è stato il campo d’aviazione e i concentramenti di truppe. Pare che la punizione sia stata alquanto severa. Quantunque il tiro antiaereo a qualcuno che non ha udito di meglio, abbia potuto parere nutrito (forse per le molte batterie impostate un po’ da per tutto,) pure, anche in paragone ad altre incursioni minuscole e semplicemente esplorative, non è stato punto tale: i tiri poi male, molto male aggiustati. Forse il panico ha invasi i tiratori: poiché é da sapersi che i nostri caproni sono molto e molto temuti da tutti, soldati e ufficiali, i quali alla loro comparsa, allibiscono né sanno proferir parola.

Dove non hanno gettato bombe, hanno gettato stampe multilingui, con cui si ammaestrano le truppe delle molte ingiustizie che l’Austria usa alle nazionalità a lei soggette, e le s’ invitano a deporre le armi, piuttosto di combattere in favore dei loro oppressori.

- Che le bombe-mina lanciate senza economia abbiano on effetto, si sente e si vede: ma che cosa si vuol che facciano tutte quelle stampe! dissi ad un ufficiale.

— Non parrebbe, risposemi egli, ma l’ effetto che queste stampe producono sull’ animo delle truppe - tra le quali da tempo in qua si verificano molte diserzioni - è deleterio.

— Segno, aggiungo io, non tanto della loro stanchezza, quanto che hanno cominciato ad aprire gli occhi e a capire che a loro poco deve importare di combattere per il Granducato d’ Austria.

Forse a questo stato d’ animo delle truppe è in parte dovuto il ritardo dell’ offensiva preparata con tanta intensità. Forse dopo il fatto del Tonale, si teme qualche complotto tra di loro. Tutti forse, non senza un fondamento di probabilità. Certo è che da due settimane a questa parte, sulle lettere dei soldati al fronte si esercita una rigorosissima censura.

— Ne ha trovato di compromettenti? all’ ufficiale che ne aveva un grosso pacco sotto gli occhi.

— Chi complotta in questi argomenti non è sì semplice da affidare la sue lettere alla posta. Ma piuttosto di mandare uno alla morte, le brucio, come ho fatto per qualcuna. Non sono questi ingenui che sono i più pericolosi...

* E’ il colmo della stagione: eppure chi il crederebbe che quei pochi fortunati che sono rimasti con una o due vacche nella stalla sono in pensieri per mantenerle? E’ malagevole trovare pochi metri quadrati dove segare una bracciata d’erba. Il più fortunato tra tutti è il Convento che non ha bovini. Tutto è stato pascolato, pestato, follato, anche lungo le piantate di viti, anche le rive dei fossi. E dire che dove sono passati i cavalli di questi legittimi discendenti di Attila, l’ erba stenta molto, si rifiuta di ricrescere, e il nostro bestiame si rifiuta di mangiarla. - E i contratti agricoli, torno a chiedere un’ altra volta, firmati e controfirmati? - Sono "pezzi di carta.,,

* Negli orti nulla si salva dalla rapacità di tanti soldati dislocati e acquartierati in tutte le case della città e della campagna. Non parliamo delle frutta, che appena ingrossano spariscono: dico di quel poco che negli orti si costuma coltivare pel consumo di famiglia. Tutto si ruba, si sciupa, si strappa: persino le patate che solo ora cominciano a mettere il fiore, anzi in alcuni orti furono dissotterrate appena seminate. Con questi preludii nessuno s’ illude, una triste prospettiva ci si para davanti, triste molto...

* C’ è ancora qualche famiglia che abbia un bicchier di vino? Rare sono queste case fortunate. Alle grandi difficoltà di tenerlo celato, aggiungasi quella di poterlo bere impunemente. Parlo da testimonio oculare. Guai se un soldato riferisse che ha visto dei "civili,, a bere del vino ! Il giorno stesso, o certo il giorno dopo quella povera famiglia si vedrebbe mettere a soqquadro la casa. Un ufficiale di mia conoscenza, a vanto della sua bontà, mi disse pochi giorni or sono: "So che in quella tal casa c’è ancora un ettolitro di vino: ma non ci sono soldati che facciano querela, ed io non me ne occupo.,, - Questa è la condizione nostra miserrima, più che di schiavi!

Per quest’ invasori noi non abbiamo esistenza : Non esistenza civile, poiché a noi non si applica nessuna legge civile di nessun paese: non esistenza politica, com’è naturale. Noi non siamo prigionieri di guerra, perché a questi si fa una condizione, un trattamento per quanto barbaro voglia essere: non siamo schiavi, perché a questi si assicura vitto, vestito e alloggio. Felici noi se in questi momenti e in queste condizioni non avessimo esistenza di sorta, purché ci lasciassero dimenticati nelle nostre case! Ma purtroppo non è così: abbiamo si, un’esistenza: l’ esistenza materiale, ma solo in quanto possiamo essere oggetto d’ incessanti furti, rapine e spogli.