19 OTTOBRE 1918 - DIARIO DI GUERRA

19-22 OTTOBRE 1918. Siamo sempre in trepida attesa della nostra imminente offensiva.  

07 NOVEMBRE 1917 - DIARIO DI MARIO FIORE

Mercoledì – 7 novembre – ore 11. (da M. Berico – Vicenza)
Tempo ancora sereno! non è sereno però lo spirito dinanzi alle falangi dei barbari che avanzano.
Ho fiducia però che si resista al Piave.
La zona Carnia e Cadore sono state da noi sgombrate. La quarta armata pare si trovi non lungi da Treviso.
Truppe francesi continuano ad affluire.
Da Vicenza molti cittadini se ne vanno.
Ore 10.
Radiotelegramma intercettato (ore 6.10)
“ Dal Comando terza armata al Comando supremo (situazione guerra) e Comando seconda armata. Comunicato ore 24. Fra le 19 e le 20 nuclei nemici ciclisti hanno tentato passaggio Livenza sul ponte di Motta con barconi; tra palazzina e S. Stino: vennero respinti stop. Uno squadrone facente parte della retroguardia del 13° corpo ha sostenuto scontro con una cinquantina nemici appostati presso stazione S. Stino: dopo essersi disimpegnati hanno passato ponte Tezze che fu poi fatto saltare. Il nemico sta esercitando pressione su tutta la fronte et cerca accumulare materiale per passaggio Livenza.”

04 AGOSTO 1918 - DIARIO INVASIONE

4 AGOSTO. - Si è cominciato a passare la razione del frumento in farina, gr. 150.

I produttori hanno dovuto concorrere alla trebbiatura del grano fatta in Annone, e poi condurre a proprie spese nei magazzini del municipio quel tanto che l’Autorità militare ha assegnato. Per quella parte che ha sequestrata, la stessa Autorità militare rilascia un "buono,, in ragione di L. 50 (cinquanta) al quintale: ma non giungo a comprendere con quali norme si proceda alla divisione del prodotto. P. E., il prodotto di mia famiglia (proprietaria) é stato di q. 7 1/2 circa. Detratti q. 2. (immagazzinati) assegnati per il consumo, e q. 1.30 (immagazzinato anche questo) per la semina ventura, pel rimanente (q. 4,200 circa) è stato rilasciato un "buono ,, di L. 90 (novanta.) Il fatto è che (a proposito dei contratti conchiusi coi fittaioli) non si fa distinzione tra questi e i proprietarii: così di quanto resta, detratta la porzione assegnata al consumo e alla semina, la metà se l’usurpa come padrone sovrano (popoli di conquista siamo noi,) e per l’ altra metà rilascia un "buono,,. Ma neppur in questo caso i conti vengono.

Così pure nell’ assegno della farina non si fa distinzione tra proprietarii o no, tra produttori o non produttori. Gli uni e gli altri hanno uguale misura, e per giunta i non produttori l’hanno gratuita, siano o no abbienti, siano o no in grado di pagarla. Perché chi ha lavorato e sudato deve far le spese a chi non ha né lavorato né seminato? Chi è povero (sono tanto pochi,) viva della beneficenza pubblica, ma chi non è povero, perché non paga al produttore (come pur si paga il beccaio,) specie se proprietario, la fatica e il sudore di cui si giova?