02 NOVEMBRE 1918 - DIARIO INVASIONE

2 NOVEMBRE. - Tutta la notte le armi nemiche sono state in azione senza un istante di sosta. I nostri, che hanno già concentrato qui un grosso numero di truppe, ben tre volte hanno tentato invano il varco del fiume: quando verso l’ aurora due enormi rombi chiudono l’ ultimo saluto che il nemico da a Motta: sono due depositi di munizioni fatti scoppiare: I nostri avevano passata la Livenza vicino a Pordenone.

Siamo completamente liberi.

Si può uscire impunemente. Vado un po’ a zonzo a curiosare. - La strada di S. Giovanni e la Calnova, che fronteggiano la Livenza, sono diventate presto due lunghe e poderose trincee, che ora, naturalmente, non servono più. Di tante granate nemiche, poche sono cadute in paese. Una ha colpito la piramide del campanile, una il cornicione del Duomo a settentrione, e una terza è penetrata in sagrestia. Una ha colpito una casetta vicino al macello, facendo vittima un fanciullo di tredici anni e ferendo a morte una bambina. Un’altra bambina è stata uccisa da una pallottola di rimbalzo a S. Rocco: queste sono le uniche vittime tra la popolazione civile. In convento uno "srapnel,, sfiorò l’angolo sud-est della stanza del Guardiano, scoppiando nel cortile: due granate colpirono in cadenza il tetto della biblioteca, due esplosero nel nostro vecchio cimitero domestico, e molte nei prati. Le campagne qui attorno sono tempestate di esplosioni; pure nessuna delle numerosissime case è stata colpita in pieno, quantunque alcune siano state tutt’ intorno letteralmente coronate di buche. Cosa degna di nota, e che tutto considerato ha del mirabile, e che il nostro popolo meritamente attribuisce ad una speciale protezione della Madonna della quale è tanto devoto.