04 AGOSTO 1918 - DIARIO INVASIONE
4 AGOSTO. - Si è cominciato a passare la razione del frumento in farina, gr. 150.
I produttori hanno dovuto concorrere alla trebbiatura del grano fatta in Annone, e poi condurre a proprie spese nei magazzini del municipio quel tanto che l’Autorità militare ha assegnato. Per quella parte che ha sequestrata, la stessa Autorità militare rilascia un "buono,, in ragione di L. 50 (cinquanta) al quintale: ma non giungo a comprendere con quali norme si proceda alla divisione del prodotto. P. E., il prodotto di mia famiglia (proprietaria) é stato di q. 7 1/2 circa. Detratti q. 2. (immagazzinati) assegnati per il consumo, e q. 1.30 (immagazzinato anche questo) per la semina ventura, pel rimanente (q. 4,200 circa) è stato rilasciato un "buono ,, di L. 90 (novanta.) Il fatto è che (a proposito dei contratti conchiusi coi fittaioli) non si fa distinzione tra questi e i proprietarii: così di quanto resta, detratta la porzione assegnata al consumo e alla semina, la metà se l’usurpa come padrone sovrano (popoli di conquista siamo noi,) e per l’ altra metà rilascia un "buono,,. Ma neppur in questo caso i conti vengono.
Così pure nell’ assegno della farina non si fa distinzione tra proprietarii o no, tra produttori o non produttori. Gli uni e gli altri hanno uguale misura, e per giunta i non produttori l’hanno gratuita, siano o no abbienti, siano o no in grado di pagarla. Perché chi ha lavorato e sudato deve far le spese a chi non ha né lavorato né seminato? Chi è povero (sono tanto pochi,) viva della beneficenza pubblica, ma chi non è povero, perché non paga al produttore (come pur si paga il beccaio,) specie se proprietario, la fatica e il sudore di cui si giova?