06 FEBBRAIO 1918 - DIARIO INVASIONE

6 FEBBRAIO. - I voli dei nostri aeroplani in ispezione a quota altissima, appena visibili, non si contano più. Quando le giornate sono chiare, sono ininterrotti da mane a sera. Il volo di etichetta, diciamolo cosi, è quello del mezzogiorno. Una volta, a chi più a chi meno,

incutevano timore: ora non ci si bada più. E’ vero però che delle bombe (all’ infuori di quattro lasciate cadere una sera nelle vicinanze di Gorgo) sin ora non ne hanno lanciate. Non mi spiego come si permetta ai nemici di costruire pacificamente i ponti.

* Ieri sera hanno cominciato a demolire il resto del muro di cinta del convento dalla parte occidentale dell’ orto. La immagine sacra del SS. Redentore - un basso rilievo in pietra, molto rozzo — fu isolata ed è rimasta in piedi, ma solo per merito degli operai che si rifiutarono di abbatterla. E’ un magro avanzo della chiesa di S. Croce di Redigole, soppressa da Napoleone, e poi man mano demolita. Mio padre può raccontare una triste istoria di alcune famiglie che concorsero a questa distruzione per approfittare del materiale. La mia famiglia ha per tradizione la pia consuetudine di accendere tutti i sabati sera una lampada ad olio davanti a quest’ immagine.

Alloscopo di utilizzare il materiale per la strada, si è cominciato a demolire anche il bello, comodo e tecnicamente perfetto marciapiedi lungo il Viale della Madonna. I ciottoli della cunetta e delle sponde laterali colle pietre di spalla, sono già divelti e gettati sulla strada. Quel che ne resta - se resterà - sarà un triste ricordo.