06 NOVEMBRE 1917 - DIARIO INVASIONE
6 NOVEMBRE. - Le mitragliatrici austriache dalla riva sinistra della Livenza già fanno sentire il loro rauco crepitio. I velivoli nemici non cessano di esplorare il paese e di sondare col lancio di bombe i punti della campagna che reputano sospetti. Che senso di avvilimento e di amaro dispetto si prova nel vederli volteggiare sul nostro capo, baldanzosi, provocanti, indisturbati, padroni della nostra vita. Ma non minor dispetto ci ha recato uno dei nostri, che presso il tramonto volava alto alto, e credeva di esilararci con delle capriole (circolo della morte).
In sulla sera giungono anche i proiettili dell’artiglieria leggera nemica.
* In questi giorni anche dietro benevolo consiglio e aiuto dell’Autorità militare, sono stati mandati via molti degli oggetti della chiesa. Gran parte dei preziosi della Madonna sono stati affidati al Cap. P. A. Gemelli da consegnarsi al nostro P. Guardiano di Padova, il quale, al caso li avrebbe dovuti inoltrare a Roma. Molta altra roba, apparati sacri e oggetti di valore, è stata incassata, e dietro buona scorta mandata egualmente a Padovacolla medesima consegna.
* I capi d’arte, per ordine del Comando Supremo furono portati via e, credo, spediti a Firenze, dal Sac. Prof. C. Costantini, e cioè: Dal convento, un crocifisso dipinto su legno, prezioso per antichità e arte, dalla Sagrestia, una graziosissima Madonna col bambino, dalla Chiesa, e proprio all’ultima ora, il preziosissimo quadro dipinto su legno (attribuito al Cima di Conegliano), dell’altare di S. Giuseppe, rappresentante la Natività. Gli altri quadri della Chiesa (tutti eccetto due, di notevole pregio) ed altri in convento rimangono trascurati, perché, disse il menzionato Prof. Costantini, troppa è la roba da mettere in salvo, e dobbiamo appigliarci solo ai capi migliori. Dal Duomo fu tolto il quadro del primo altare a destra entrando.
Il Municipio procurò di mettere in salvo l’archivio recente. L’antico – ricco di documenti d’interesse storico – lo celò nelle soffitte. Le banche si sono date premura di vuotare le casse e di lasciarle aperte. Il Notaio Signor Lippi portò seco (che custodì fedelmente) i documenti della sua professione.
6 – 7 NOVEMBRE. – I nostri man mano che passano e sgombrano, caricano su autocarri e asportano quanto più possono e quanto di meglio trovano nelle botteghe, nei magazzini dei grandi commercianti fuggiti e nelle case private abbandonate. Ciò che è loro inutile o che non possono portar seco, lo gettano sulle strade invitando il popolo rimasto ad approfittarne, - “ chè domani, dicono, verranno i tedeschi e si porteranno via tutto” – parte distruggono o gettano nel fiume.
Duemila quintali di frumento del Governo – offerto dapprima a chi lo volesse – furono gettati nella Livenza: la stessa sorte toccò a molte migliaia di uova. L’ordine già dato di condor via tutto il bestiame, lasciandone un capo solo per stalla, e di distruggere col fuoco tutti i fienili (!) , o non si volle eseguirlo o non se n’ebbe il tempo. I nostri belli e numerosi ponti si demoliscono colla dinamite: enormi scoppii che fanno traballare il suolo e l’abitato: sono scoppii che schiantano l’anima: nessuno potrà mai ridirne la lugubre impressione, che non si dimenticherà mai per quanto lunga possa essere la vita: sono rintocchi d’un’agonia.