07 NOVEMBRE 1917 - DIARIO INVASIONE

7 – 8 NOVEMBRE. - E’ un crepitio ininterrotto di mitragliatrici e di fucileria: ma il tiro è sì alto che non isfiora nemmeno le cime degli olmi: pare un tiro a bersaglio. L’artiglieria leggera nostra – poca davvero – che i giorni scorsi s’era fatta poco sentire, oggi (sette) è più attiva. E’ un sibilo continuo di “srapnels,” che danzando sopra la nostra testa si scambiano da una parte e dall’altra. Verso le sei della sera uno di essi esplose sopra il convento: le pallottole si ripercossero con violenza contro la faccia meridionale del campanile, ricadendo presso la finestra della mia stanza. Proveniva dai nostri, credo. Perché questo tiro ? – il nemico non aveva ancora varcata la Livenza. I carabinieri sono ancora sul luogo. E’ un triste ricordo. Giudicai prudente andare a terminare la recita dell’ufficio in una stanza sopra il chiostro: era invece una vera imprudenza. Lì per lì non mi cadde in mente di rendermi conto della esatta provenienza di quel proiettile: non pensavo mai che i nostri avrebbero tirato sopra il convento tanto discosto dal fiume, e che mi sarei trovato più sicuro colla faccia al nemico.
Approfittando d’un momento di calma relativa, faccio una scappata in casa per suggerire qualche consiglio di prudenza. Al ritorno i momenti di tregua sono troppo brevi: gli scoppii vicini degli “srapnels” troppo frequenti. E’ un’impresa far ritorno in convento; ma non c’è da discutere: più tardi sarà peggio; dunque cappuccio in testa, e via. Ridicola anche questa, se vuolsi, ma in mancanza di meglio tutto fa, direbbe un tale.
Questa sera (7) gli ultimi nostri carabinieri (da campo) evacuano il paese. Ormai possiamo considerarci in mano dei nemici.
L’Ospedale Civile è stato sgombrato per tempo dai malati. La clinica e quanto vi aveva di meglio, è stato messo in salvo. Alcune vecchie ricoverate e impotenti a muoversi, sono state abbandonate.
Ma fortuna per loro che un religioso, il Cappellano, sia andato a farvi un sopraluogo ! Se il convento non provvedesse, quelle povere disgraziate e ignorate sarebbero morte di fame.
Si va a cena a suon di cannonate alquanto vivace. E’ prudente evitare l’illuminazione delle finestre : si cena come si può in cucina. L’ora è triste, pure non manca la parte comica. Chi, entra chi esce: chi va e chi viene preoccupato, cominciando senza terminarli discorsi inconcludenti: quasi nessuno mangia: mangio io per tutti: i fagioli di Feltre mi piacciono molto. Il gran pensiero è dove passare la notte. Paura molta e pericolo poco, a mio parere, purchè si abbia prudenza. Ad ogni modo chi giudica meglio portare il materasso in campanile, chi al piano di sotto, chi in coro, chi altrove, chi nel…sottoscala, tra i quali due vecchi oltre settuagenari, che per poco non ci muoiono di paura: - Muri e contromuri poderosi, vÔlto reale sormontato da scale in pietra viva: oh ! qui si stiamo sicuri e…caldi: hic manebimus optime. – Dal canto mio, in mezzo ad un affaccendarsi tanto serio e silenzioso, che qualcuno avrebbe voluto studiarsi, non so perché, di tener segreto, non sapevo se ridere o che fare; per un momento pensavo se non fosse stato prudente deporre il materasso sul pavimento della stanza, ma visto che il davanzale delle finestre superava l’altezza del letto, giudicai bene non iscomodarmi gran fatto: mi coricai e dormii.
Verso le due e mezzo del mattino dell’ 8 due enormi scoppii fanno traballare l’abitato. Come poi si seppe, era il ponte di Redigole che schiantava. Ripresi facilmente sonno: ma dopo circa mezz’ora cominciò un nutritissimo fuoco di fucileria dal piazzale della chiesa, dal convento e da tutti i dintorni. Voltarsi dall’altra parte una seconda volta, ormai era impossibile: con rammarico mi risolvetti alla fine a lasciare il letto; e non sapendo che fare, scesi cautamente in coro, dove al monotono crepitio dei fucili sonnacchiai alquanto sinchè si fece giorno.
Si credeva che fossero ancora i nostri a fare resistenza ( non si sapeva che il ponte di Redigole era già stato demolito) : erano invece i nemici, che varcata la Livenza dalla parte di Medusa, s’erano resi padroni del paese, e ne festeggiavano la facila conquista con una salve di due ore. Nel frattempo il convento fu invaso. Tutte le case vicine furono egualmente invase e perlustrate minuziosamente colla rivoltella in pugno e colla baionetta inastata. Lo spavento delle famiglie nel trovarsi all’improvviso tanti manigoldi in casa, delle intenzioni dei quali non potevano lì per lì rendersi conto, ma di cui se n’avvidero ben tosto, è stato terrorizzante. Nella sua semplicità questo buon popolo pensava che come i nostri si son ritirati senza dar noia a nessuno, altrettanto avrebbero fatto i nemici nell’entrare. In fondo non è che l’idea spontanea di principii che con tanto orgoglio s’insegnano nelle scuole come una conquista della civiltà, ma che poi in pratica non si osservano. Il torto del popolo è di aver creduto che s’insegnassero sul serio.