08 GENNAIO 1918 - DIARIO INVASIONE

8 GENNAIO. - Oggi sono due mesi dall' invasione. Non posso dimenticare quel mattino che ci svegliammo... tedeschi, sotto al crepitare delle fucilate. Aprii le finestre, e il sole spuntava dietro le nubi rotte e rosseggianti. Sempre bello il sol levante, anche quando possa presagire una giornata men bella. Ma quanto triste mi parve in quel di : triste d' una tristezza inenarrabile : abbassai gli occhi con quel ribrezzo di chi rifugge da una vista di dolore che non può sopportare e che non può scuotere. Non dimenticherò mai quel giorno, quell’orizzonte, quel sole : non lo dimenticherò mai, vivessi anche mille anni. Forse era un triste senso di presagio della gravità della sciagura che cominciava per noi. Ora dopo due mesi, tutti possiamo renderci conto delle cose : non sono più induzioni, previsioni, opinioni, da qualcuno giudicate anche in mala parte : Sono cose, sono fatti.

Dopo il libero saccheggio, il saccheggio (non requisizione, intendiamoci) organizzato e compiuto dall' Autorità. Si va a piano : oggi una località, domani un'altra, oggi alcune famiglie, domani altre: Si spogliano ora di un genere, or di un altro : si spogliano senza pietà, persino dei pannicelli e delle fascie per bambini e chi resiste, da principio rischiava la vita, ora, com' é toccato a qualche donna, la prigione. Le case dei fuggiaschi sono addirittura devastate : saranno felici quelli che ritornando troveranno almeno quattro muri in piedi, ciò che non toccherà a tutti .

Sono due mesi che quest' invasori pongono la loro maggior cura a tutto depredare, asportare, distruggere senza remissione senza pietà di questo popolo che pur non ha sparato un colpo di fucile, e pel quale reputano somma mercè se gli lasciano la vita. Nella Serbia ci sarà stato forse qualche caso di popolazione civile sorta in armi, e questo avrà potuto porgere agl' invasori un pretesto un titolo colorato per fare quello che tutti sanno : ma qui !... eppure si fa altrettanto, meno il "rastrellamento. ,,

Davanti a tante iniquità e a quanto ci dobbiamo attendere, mi vien fatto di chiedere se non sarebbe stato e se anche al presente non sarebbe meglio impugnare tutti come un sol uomo le armi, e al grido glorioso e fatidico degl' immortali Maccabei Melius est nos mori in bello quam videre mala gentis nostrae (meglio è per noi morire in guerra che vedere tanta rovina del nostro popolo) purgare almeno una piccola parte del mondo da gente, che per gli atti che compie, è l’onta dell' umanità.

* Dalla notte del 6 all' 8, cannoneggiamento alquanto intenso. Si è notato che il tiro è più vicino del solito : si sentiva bene il sibilo dei proiettili in partenza. Secondo me sono batterie impostate poco lungi da noi per meglio fortificare in profondità la linea del fronte. Questa senza dubbio è saviezza, poiché non vogliono, o non possono, intraprendere un'azione efficace sulla Piave, dove pare che i loro reggimenti vengono inesorabilmente decimati. Ma molti si riscaldano la fantasia per i pericoli d' un ripiegamento : pericoli (dico pericoli per accennare a possibili sgombri della popolazione e alle conseguenti devastazioni, non già per denominare pericolo il ritorno dei nostri che auspichiamo e sospiriamo come una redenzione) che per ora non ci sono.