08 NOVEMBRE 1917 - DIARIO INVASIONE

8 NOVEMBRE. – Ci addormentammo italiani e ci svegliammo…austriaci. Non la nostra sorpresa, ma il nostro dolore lo pensi chi sente qualche cosa, chi intende qualche cosa. Mai il sole che spuntava fra le nubi rosseggianti ci parve spargere luce sì languida, mai ci parve sì triste, sì pallido. Sono impressioni profonde che non si dimenticheranno mai.
*Convento invaso, porte sfondate, mobili fracassati e mezzo bruciacchiati, fuoco in ogni angolo: quel poco di viveri che avevamo, depredato. Un nemico affamato, violento, spirante odio, è padrone della nostra casa, del nostro paese. RAPINA è la sua bandiera. Chi osi una semplice opposizione, si vede puntare la pistola al petto: Questo accadde a noi proprio stamane, e questo accadde a tutti.
Per quanto sfavorevole possa essere l’opinione che uno ha di questi invasori, nessuno si sarebbe immaginato neppure come possibile il contegno di queste truppe che pure appartengono ad una potenza civile.
Ad alcuni ufficiali feci garbatamente lagnanza che i loro soldati si lasciano andare alla rapina e alla violenza. – “Est bellum !..” mi rispose un primo tenente che si qualificò per professore di latino a Vienna. E accennando alla devastazione che compievano in convento, soggiunse sardonicamente: “Milites vastarunt monasterium !” e tra un sorso di caffé e l’altro: “ Furor theutonicus !...” – Sulla sera parte di questa masnada se ne va prendendo la via di Malintrada.
*La notte scorsa tre proiettili da fucile penetrarono nella stanza di fr. Carlo Vièceli. Uno colpì la lampada elettrica sopra il letto. In convento e qui attorno sono i soli che colpirono basso: cosa dovuta all’imprudenza di aver acceso uno zolfanello colle persiane semiaperte. Poveretto ! aveva un urgente bisogno, che del resto poteva comodamente soddisfare senza lume…