09 OTTOBRE 1918 - DIARIO INVASIONE

9 OTTOBRE. - Il telegramma di cui al 7 corr. è stato ieri ritirato, affinché non si sparga fra le truppe la notizia e con essa la speranza prematura di pace !!!... Ma la persuasione d’ una pace vicina si fa strada: pare una necessità imperiosa per gli imperi centrali, i quali debbono trovarsi all’ interno in una condizione criticissima. Poco o nulla si lascia trapelare qui in mezzo a noi, ma chi intende qualche cosa, comprende già abbastanza. Coloro che con apparato di molta forza quattro anni fa s’ erano accinti ad invadere e devastare l’Europa civile per conquistare il mondo, coloro che non avevano che minaccie per i futuri vinti, che fino a pochi mesi fa parlavano e trattavano con alterigia insoffribile, con ironia, con sarcasmo e disprezzo, ora piegano la dura cervice.

Le condizioni nostre ormai sono miserrime, e più misere si riscontrano più che ci si allontana da questo centro. Quelli che stanno peggio sono i luoghi dove stanzia il IV Corpo d’Armata: Gorgo, Oderzo, Piavon, ecc. Tra i cattivi, gli ungheresi, fatte rare eccezioni, sono pessimi: qui passano come l’ espressione più autentica dei barbari. La fame bussa alla porta di tutti: le privazioni d’ ogni genere sono grandi: la miseria ha preso stanza in tutte le case. A questo stato di cose fanno seguito necessario le malattie. Non vi ha famiglia, specialmente rurale, che non abbia quasi in permanenza due, tre e più malati a letto, privi naturalmente di tutto, fuorché dell’ amorosa assistenza dei loro congiunti. La mortalità qui a Motta (dove i profughi dal fronte hanno rifatto all’ incirca il numero dei fuggiti), al primo di questo mese raggiungeva già il doppio d’ un anno intero normale. Non ostanti tante miserie, ci reputeremo compensati quel giorno in cui potremo dire che questi crudeli invasori se ne sono andati, senza tema che abbiano a tornarci più.