11 NOVEMBRE 1917 - DIARIO INVASIONE
11 NOVEMBRE. – La notte scorsa nella località detta La Croce è stato ucciso un tale di nome Agostino Cester, che fece della resistenza per proteggere dalla rapina le besti della sua stalla. Ci lasciò la vita il poveretto, e non salvò il suo avere.
Rapine e violenze sono cose di tutte l’ore del giorno e della notte e che accadono in tutte le case. Il popolo ne è terrorizzato: meglio che li tratti questi barbari, peggiori diventano. Vanno e vengono a drappelli armati, salgono e scendono le scale, entrano ed escono da padroni dovunque. Il popolo fa qualche complimento offrendo un bicchier di vino per ammansarli, per non farsi portar via tutto in una volta, per non vedersi puntare l’arma al petto. Miserabile espediente! – Povere famiglie! Sotto l’incubo continuo che da un momento per l’altro un nuovo drappello armato – che potremo dire di malviventi – invada la casa. E’ una tortura che presso tutte le case dura da mattina a sera e da sera a mattina.
Alla città non si accede che muniti di biglietto: le vie sono custodite da guardie armate, affine d’impedire al popolo di avvicinarsi, e ciò non per garantire la sicurezza della proprietà privata, ma per meglio assicurarsi la depredazione di ciò che è rimasto. Sono carri e carri stracarichi che prendono del continuo la via dell’Austria. – A parte se si possa applicare il principio: la roba abbandonata è del primo occupante; il popolo dice: Piuttosto che cada in mano al nemico, è meglio che ce ne gioviamo noi. Ma gli invasori ragionano diversamente: Questo, dicono, è un paese di conquista: tutto ciò che vi esiste – non tanto di proprietà del Governo, ma anche presso i privati – è nostro: è bottino di guerra. Ragionamento dell’epoca dei barbari.
* Bellissime macchine abbandonate lungo la strada o rovesciate nei fossi: dovunque qui attorno carabine, fucili, baionette, munizioni, cappelli da carabinieri, elmetti, divise militari, scarpe, indumenti disseminati un po’ da per tutto: Questo è il doloroso spettacolo che ci ha lasciato il nostro esercito in ritirata…Estremamente doloroso, ma vero, e che a solo titolo di cronaca voglio notato.
Rapine e violenze sono cose di tutte l’ore del giorno e della notte e che accadono in tutte le case. Il popolo ne è terrorizzato: meglio che li tratti questi barbari, peggiori diventano. Vanno e vengono a drappelli armati, salgono e scendono le scale, entrano ed escono da padroni dovunque. Il popolo fa qualche complimento offrendo un bicchier di vino per ammansarli, per non farsi portar via tutto in una volta, per non vedersi puntare l’arma al petto. Miserabile espediente! – Povere famiglie! Sotto l’incubo continuo che da un momento per l’altro un nuovo drappello armato – che potremo dire di malviventi – invada la casa. E’ una tortura che presso tutte le case dura da mattina a sera e da sera a mattina.
Alla città non si accede che muniti di biglietto: le vie sono custodite da guardie armate, affine d’impedire al popolo di avvicinarsi, e ciò non per garantire la sicurezza della proprietà privata, ma per meglio assicurarsi la depredazione di ciò che è rimasto. Sono carri e carri stracarichi che prendono del continuo la via dell’Austria. – A parte se si possa applicare il principio: la roba abbandonata è del primo occupante; il popolo dice: Piuttosto che cada in mano al nemico, è meglio che ce ne gioviamo noi. Ma gli invasori ragionano diversamente: Questo, dicono, è un paese di conquista: tutto ciò che vi esiste – non tanto di proprietà del Governo, ma anche presso i privati – è nostro: è bottino di guerra. Ragionamento dell’epoca dei barbari.
* Bellissime macchine abbandonate lungo la strada o rovesciate nei fossi: dovunque qui attorno carabine, fucili, baionette, munizioni, cappelli da carabinieri, elmetti, divise militari, scarpe, indumenti disseminati un po’ da per tutto: Questo è il doloroso spettacolo che ci ha lasciato il nostro esercito in ritirata…Estremamente doloroso, ma vero, e che a solo titolo di cronaca voglio notato.