13 LUGLIO 1918 - DIARIO INVASIONE
13 LUGLIO. - In questi ultimi tre giorni sono stati minati i ponti sul Monticano e sulla Livenza. Senza seguire i voli della fantasia popolare, che troppo volentieri confonda i fervidi desideri colle cose, è indubbiamente una buona notizia: la prima dopo otto mesi dalla nostra cattività. Non possiamo valutare questo fatto notevolissimo dallo stato delle operazioni militari: e però, tanto potrebbe essere un sintomo della prossima nostra liberazione, come una semplice precauzione prudenziale.
Il buon augurio è avvalorato dal notevolissimo movimento indietro, che per quanto si faccia il più possibile di notte, non può sfuggire del tutto all’ osservazione diligente di chi con ansietà segue tutti i movimenti che possono avere il valore d’ un indizio. Dovrebbe anzi essere più che un inizio, ma coperto da una veste lussureggiante di contraddizioni. L’Austria è maestra nell’ arte di celare agli occhi e alla mente di chi non deve né vedere né sapere, ciò che ha in animo di compiere: e in ciò le va tributata lode incondizionata. – "Ci ritireremo, disseci uno alcuni giorni dopo la fallita offensiva, ma non faremo come gli italiani che fuggono abbandonando tutto: ci ritireremo in modo che voi stessi non ve ne avvedrete.,, Ed altri, soldati e ufficiali: "Austria surik,,, dicono nel loro barbaro linguaggio. Questo non è che un saggio di quanto ci sentiamo ripetere, e ho voluto prenderne nota affinché chi leggerà possa farsi un’ idea dell’ ansietà, dello spasimo dell’ animo, dirò quasi, con cui tutti seguiamo l’andamento delle cose, non perché io sia inclinevole a prestar fede alle parole dei nemici. Io credo ai fatti: or questi, per quanto notevoli, non ci offrono ancora sufficienti indizi d’uno sgombro imminente.
La voce popolare riferisce inoltre di parecchi edifici che sarebbero stati minati, tra i quali il campanile del Duomo. Attendo i fatti compiuti, dopo i quali noterò, se ho tempo, le discrepanze.