13 SETTEMBRE 1918 - DIARIO INVASIONE

13-15 SETTEMBRE. - La notte dal 13 al 14 resterà indelebile nella memoria di tutti. Circa le ore sette della sera (tempo vero - ora in cui tutti debbono rientrare in casa,) piuttosto cinque minuti prima che dopo, non solo a Motta ma anche in tutti i paesi dove stanzia il VII Corpo d’armata, fu inaspettatamente e contemporaneamente posto il blocco a tulle le case. Uomini armati entrano e porgono un biglietto in pessimo italiano in cui si ordina che sino alla mezza notte tutti debbono ritirarsi in una sola stanza. Uno fa la sentinella alla porta, altri sorvegliano la casa al di fuori come una prigione, ed altri la perquisiscono minutamente in ogni dove. Ero in casa di mio padre: torno tosto in convento, e trovo la porta custodita da uno in arme che, con mia sorpresa, tira fuori la chiave e mi apre. Il convento era dentro e fuori custodito da gente armata.

I Religiosi Sono già tutti chiusi in refettorio, e il Capitano della polizia, che volle riservata per sé quest’ operazione in convento, cominciava a soffrire di assalti biliosi per la mia assenza. - Tutti presenti? - Tutti. - Si fa l’ atto di porgere la "legittimazione,, (carta di riconoscimento) e: "Tutti personalmente conosciuti, ,, disse (io non mi rammento di aver mai avuto l’onore di salutarlo, neppure per via,) e al P. Guardiano: "Lei venga con noi che dobbiamo fare la visita a tutti i locali.,,

Nessuno di noi sapeva dare una spiegazione soddisfacente di che cosa cercassero o che cosa volessero. Che fosse una formalità, non si poteva ammettere: l’ apparato era troppo solenne ed insolito.

La visita è stata minuziosa. La mia stanza, di cui hanno chiesto espressamente con una premura che tradiva uno speciale interesse, è stata diligentemente perquisita a preferenza delle altre. Hanno rovistato tutto, hanno esaminato tutto, persino entro il comodino (dove qualche cosa hanno trovato, ma non si dice,) sotto il letto, sotto il guanciale, sotto le coperte, sotto il materasso. Hanno fissato l’ attenzione sopra un quadernino in cui sono notate coserelle da passatempo, e se lo passarono l’un dopo l’altro; sopra un pezzo di ferro che in mancanza di meglio mi serve da martello; sopra i libri che sfogliarono uno per uno; sopra il breviario, ecc.: Nulla è sfuggito alla toro attenzione, solo il presente quaderno che era là sullo scrittoio sotto gli occhi di tutti. Gli altri erano chiusi a chiave in un cassetto del tavolino, che trascurarono, quantunque il capitano facesse qualche insistenza affinché fosse aperto.

E’ stato on accecamento, che per parte mia ascrivo ad una grazia segnalata di S. Antonio, al quale mi raccomandai per un istante solo, perchè la mente era oppressa (e lo dovevo celare con disinvoltura) dal pensiero del pericolo che mi sovrastava e di quanto sarebbe toccato alla mia famiglia, al Convento e ad altri se questa cronaca fosse stata trovata. Ringraziato siane sempre il Signore.

Terminata la visita del piano di sopra, anche delle soffitte, ci danno il permesso di ritirarci nelle nostre stanze, ma senza accendere il lume e senza coricarsi sino alla mezzanotte. Saputo che non avevamo ancora cenato, ci permettono di prendere un boccone, ma essi ci si piantano là in faccia, e facendo le viste di leggere uno straccio di giornale, ci spiano furtivamente per sorprendere qualche mezza parola o qualche cenno che possa loro parere sospetto.

Alla fine ci fanno salire alla stanza del P. Guardiano. Intanto continuano la visita dei locali al piano terreno, compiuta la quale, ci danno il permesso di andare a riposo.

Alla mezzanotte il blocco e stato tolto, ma nessuno pensò ad aprire neppure una finestra per tema di buscarsi una fucilata. Al levar del sole il blocco, con nostra sorpresa, è stato rimesso al convento, e mantenuto sino a mezzogiorno, nel qual tempo si compirono altri sopraluoghi e altre visite, ma senza sequestro di persone.

L’operazione è stata condotta dovunque con tanta simultaneità, che nessuna famiglia sapeva dell’altra, di maniera che tutti si credevano i soli ad essere oggetto di tanta misura. Quindi ognuno pensi le trepidazioni, i timori di tutti, e le supposizioni le più disastrose di quanto all’indomani ci avrebbe potuto toccare.

La sera stessa si seppe che con una misura si odiosa e draconiana, l’ Autorità militare si proponeva di scovare delle spie e di scoprire argomenti di spionaggio, come telegrafi, telefoni, carte, e che so io. Che cosa abbiano trovato, pel momento non si sa: probabilmente nulla, come nulla hanno trovato in convento. Hanno invece avuto buon destro di esercitare il loro mestiere di ladri armati e in divisa i. e r., come già si narra di molti casi: ma questi sono episodi che non interessano le Autorità.