14 AGOSTO 1918 - DIARIO INVASIONE
14 AGOSTO. - Da qualche settimana si vanno notando dei movimenti che hanno del ridicolo. Un frequentare di autocarri su e giù, ma sempre vuoti. Si è parimenti notato come una stessa compagnia di soldati facesse cantando per ben tre volte nella stessa mattina il giro della città e sobborghi: Motta - Redigole - Albano - Motta, e viceversa. Non è certo per snodare le ginocchia: Soldati che hanno al loro attivo quattro anni di guerra, e che vanno e vengono dal fronte a piedi, non hanno bisogno di allenamenti
* In mezzo alle truppe infieriscono varie malattie: La malaria che contraggono alle Basse: malattie intestinali epidemiche (delle quali già dissi e sulle quali ritengo debba influire l’ abuso dell’ alcool), che purtroppo si diffondono anche nelle popolazioni civili; malattie, le quali per i caratteri che hanno di persistenza e di gravità, debbono ritenersi importate dall’ Austria dove sono molto diffuse, e qui mantenute dalle truppe, che col loro sudiciume hanno infettato i luoghi e inquinato le acque. Aggiungasi quella che oggi chiamiamo "influenza spagnuola. ,, la quale pel momento non infesta che le truppe. Dai medici è qualificata come scettica, si sviluppa a preferenza in broncopolmonite, e spessissimo é letale. – "E’ cosa che dà molto pensiero questo fronte del Piave, dissemi un capitano medico: abbiamo più decessi per malattie qui che morti per ferite sul Carso!,,
Conversando con un reduce dalla fallita offensiva della Piave.
- E’ strano come abbiate ad incaponirvi a dire che la vostra ritirata di qua della Piave che avevate varcata, sia stata volontaria.
- Certo, volontaria. Io ho preso parte a quell’azione, ero al telefono del mio reggimento. Ecco: anzitutto si deve tener conto che molte sono le spie e molti i disertori che informano di tutto gli italiani. L’ annunzio che l’ offensiva sarebbe cominciata alle tre del mattino, non ci fu data che alle ore quattro della sera precedente, e tosto alcuni piccoli reparti passarono l’ acqua. Questi ne hanno certo informato gli italiani, i quali abbandonarono le prime linee. Noi compimmo un intenso bombardamento, ma non facemmo, che 1 riempire di granate le trincee già vuote di uomini. Sono stati gettati ventiquattro ponti, facemmo passare una grande quantità di truppe: ma ciò fatto, gli italiani colle artiglierie e con gli aeroplani ce li demolirono, né ci permisero di rifarli. Stanti tali condizioni ci siamo ritirati.
Ho voluto riferire nella sua integrità questa narrazione
- che nella sostanza delle cose è conforme a verità - in conferma di quanto a suo luogo ho riferito, ma più come un saggio di logica ostrogota. Bisogna pur convenire che la logica ultramontana è alquanto diversa dalla nostra. Per noi, p. e, il mondo, e noi che ci viviamo, è qualche cosa: all’ opposto, i Kant ultramontani, vecchi e nuovi, dicono che il mondo lo creano essi colla loro poderosa fantasia scientifica - che noi chiameremmo volentieri fantasia industriale: - e ciò fatto, aggiungono di creare alla stessa maniera anche se stessi. Come si vede, noi pensiamo e viviamo alla vecchia in un mondo vecchio; mentre essi so- no in un mondo sempre nuovo.