15 GENNAIO 1918 - DIARIO INVASIONE
15 GENNAIO. - Stamane mi sono recato da mia sorella T. Bottàn a Sala di Sopra, per constatare un fatto.
Le voci che ce lo riferivano sin dal giorno tredici, erano di cose molte gravi, e volli saperle proprio dalla bocca di quelli che ne furono vittime.
Due soldati, i quali durante il giorno undici avevano chiesto e largamente ottenuto dello strame, che dicevano doveva servire loro per dormire, verso le otto della sera si recarono a rubarne dell' altro. Sentito frugare, mio cognato Domenico usci per vedere di che si trattasse e per chiedere che cosa volessero a quell' ora. Per tutta risposta una prima legnata la regalarono al cane che l' accompagnava, e la seconda a lui, spezzandogli il bastone sulla testa. Al rumore e alle grida accorsero altri due suoi fratelli, e si attaccò una zuffa di percosse reciproche. I due ladri, che ebbero la peggio, si diedero alla fuga, abbandonando sul luogo il berretto insanguinato ed altro di loro appartenenza, e gli aggrediti ritiratisi in casa, si accingevano a recitare il Rosario quotidiano, pensando che la divergenza fosse composta. Passò appena un quarto d' ora, ed ecco che una pattuglia di quei manigoldi armati di rivoltella e di fucile con baionetta inastata, invade con clamori la casa per procedere all’ arresto degli uomini e dei giovani. Le violenze commesse sono incredibili : Pugni, calci al ventre, schiaffi, anche alle donne, percosse col calcio del fucile, minaccie colla rivoltella alla mano. Arrestati quelli che poterono agguantare, in tutti sei persone, (due giovani poterono salvarsi, uno saltando dalla finestra, l'altro in stalla entro una greppia il solo luogo che passò inosservato) si congedarono dicendo che durante la notte sarebbero ritornati per abusare delle donne. Gli arrestati furono condotti nella vicina Villa Tommaseo (Piovesana,) dove risiede un non so qual "Commando, ,, e rinchiusi nella rimessa. Per raffinatezza di crudeltà poiché la notte era freddissima, furono spalancate le finestre e fatti sedere sulle pietre colle gambe rannicchiate. Ogni quarto d' ora un aguzzino entrava a constatare se le finestre erano sempre aperte e se mai uno di quei torturati si fosse mosso dal posto od avesse comunque fatto atto di coricarsi od allungato un piede : in tal caso erano pugni, calci, schiaffi, percosse col calcio del fucile.
All'una dopo la mezza notte quei furfanti i. e reali, vollero provarsi a mandare ad esecuzione la minaccia fatta. Armati invadono nuovamente la casa, e colla rivoltella in pugno minacciano le donne. Povere donne !.. Ognuno può immaginarsi il terrore, lo spavento, i gridi che si sentivano da lontano senza che nessuno potesse recare aiuto, lo spasimo dei bambini che si gettavano e si stringevano al collo delle madri. Ma i degenerati non smettono, non si commuovono a quello spettacolo : passano alle percosse e alle minaccie. Alla fine, sentendosi più deboli di quelle donne inermi abbandonarono l’impresa.
Il giorno dopo, il 12, gli arrestati furono condotti al Comando di Tappa di Navolè, dove furono detenuti due giorni e trattati con umanità: ma quali fossero le angoscie della famiglia abbandonata alla mercè di quei malviventi - per l' incertezza della loro sorte, nessuno lo saprà ridire. Dopo varii interrogatorii e confronti, la mattina del 14 furono messi in libertà.
Caratteristica la domanda che fu loro rivolta, se i due aggressori fossero ungheresi. Tutti, soldati e ufficiali, sono unanimi nel dire che gli ungheresi sono "bestie crudeli,,. - Sarà vero : ma io sono d' avviso che fatte poche eccezioni , specialmente per i boemi, sono tutti eguali, se pur non si voglia stabilire (ciò che non è vero) che l' assoluta maggioranza dell' esercito qui operante sia ungherese.
* Stamane le cannonate partivano molto da vicino nella direzione di Chiarano e di Fossalta. Non tengo conto né dei si dice né delle ipotesi e supposizioni del volgo : ma pare, quantunque da principio non ne facessi conto, che realmente vi sia stata una punta offensiva alquanto minacciosa da parte dei nostri. Difatti nella notte scorsa vi fu un all'arme di tutte le truppe stanziate in città e dintorni, interpretato in vari sensi. Nel mattino vi fu un dislocamento di rinforzi, parte in direzione di S. Donà, parte in direzione di S. Polo e di Conegliano.
Nella sera, da persona in grado di parlare con cognizione di causa, ho saputo che si teme una vigorosa offensiva nostra nella regione superiore della Piave, e che già sono state prese disposizioni per Io sgombro di tutti i paesi alla destra della Livenza : ma Motta, disse, sarà probabilmente l'ultima ad essere sgombrata. Mi fu parimente confidato che la Livenza non è fortificata, ma ciò non ostante lo sgombro dovrà probabilmente avvenire. Grave per noi e triste notizia questa. Iddio ci guardi da tanta sciagura. .