15 GIUGNO 1918 - DIARIO INVASIONE
15 GIUGNO. (mattina) - Ieri è stato giorno di ansiosa attesa - per noi trepidante, per i nemici ostentamente esultante - della imminente offensiva, che si aprì realmente alla mezza notte (tempo legale) con un profondo colpo di cannone. Ad un’ ora, due colpi; alle due, tre grandi colpi: quindi si scatenò l’ inferno, con progressiva intensità, che durò sino alle nove del mattino (tempo vero.) Erano centinaia di cannoni che sparavano senza un secondo d’ interruzione. II tremolio dei muri, delle porte, delle finestre, dei mobili era quello stesso d’ un piroscafo in piena corsa con le macchine ad alta pressione. Poco si dormì questa notte, non per il rumoreggiare del cannone, ma un po’ per il nervosismo, e più per la baldoria che si faceva nel sottostante refettorio, e alla fine perchè verso le tre, ufficiali e dame della Croce Rossa scorrazzavano pel corridoio affine di salire sul campanile per assistere al grandioso spettacolo. Avrei potuto salirvi anch’ io, ma non mi diede l’ animo.
Dalle nove in poi il cannoneggiamento andò sempre rallentando, alle dieci e mezzo faceva l’ impressione d’ un grandioso temporale passato che si dilegua allontanandosi. Al presente, ore undici, non si ode che qualche colpo di cannone, ma molto lontano.
Il cessare del rombo del cannone in questa maniera, mi fa un’impressione cattiva. Le prime notizie sono tutt’altro che confortanti. Cava le lagrime il pensiero che altri nostri bei paesi possano essere invasi, depredati e devastati con selvaggia ferocia.
15 GIUGNO. (sera) - All’entrare a mensa (ore 11, t. leg.) un ufficialetto si lasciò sfuggire a mezza voce un urràh, che non fu raccolto. Nel contegno di questi ufficiali si nota un riserbo che contrasta molto colla sguaiatezza di ieri sera. All’ uscire dal refettorio, il Maggiore interrogato alla sfuggita, disse una parola per noi confortante: "Siamo passati, ma s’ignora la sorte di tre divisioni.,, - E’ tale l’ impressione dei giorni scorsi, che non mi sento di precipitarmi in illusioni.
Sul mezzo giorno, ancora qualche colpo di cannone, ma molto lontano ... Verso il tocco, un po’ di cannoneggiamento, ma lontano anche questo e in direzione diversa da quella del mattino, cioè più a nord. Nel resto della giornata sino a sera, qualche tiro sporadico. La persuasione comune è che siano passati.
Esco dal convento par raccattare qualche notizia, poco apprezzabile già s’intende, o meglio per scambiare qualche parola, parola muta che a stento spunta sul labbro: ma il mio sconforto ha avuto un sollievo non piccolo in constatare quanto profondo sia il sentimento nazionale e l’amor patrio di queste popolazioni buone e miti, ma insieme d’animo fiero e generoso. L’ impressione da me riportata dall’ affievolirsi e dal modo di cessare del bombardamento, è quella di tutti: ci è toccata una terribile sconfitta, pur restando fermo nell’ animo di tutti l’ interrogativo come ci possa esser stata inflitta si presto e tanto facilmente.
Questa persuasione nel popolo (facile a credere alle voci che si fanno circolare) venne largamente fomentata dalle notizie che pullulano non si sa come. - "Sui monti una vittoria con ottomila prigionieri: gli italiani già preparano una ritirata sul Brenta. - Siamo passati (la Piave) con uno sbalzo di quattordici chilometri: le notizie ci provengono da S. Biagio di Callalta. - Treviso è in fiamme...,, -
Tutto questo ha prodotto nel popolo una costernazione nell’ intero senso della parola: ma insieme ha provocato degli scatti di ira e di sdegno vivacissimi contro i nostri soldati, che, secondo lui o tradiscono o sono vili. — "Sono sette mesi che noi sopportiamo sofferenze e maltrattamenti incredibili: ed essi in sette mesi non sono stati capaci di preparare una buona difesa: noi preferiamo che questi restino qui a torturarci piuttosto che vadano a devastare altre nostre terre, ed essi che hanno interesse più immediato di noi, non sono capaci di fermarli, ma dopo poche ore di resistenza cedono il campo.,, - Questi e simili sono i discorsi che si odono fare dai popolani. In verità vado fiero anch’ io d’ essere figlio di questo popolo.
Verso le sei e mezzo il bombardamento riprende. Man mano va estendendosi a tutta la zona di stamane: Da Ponte di Piave al mare, e prendendo un’intensità talvolta superiore a quella del mattino. Il fuoco non è più lontano lontano; è proprio al medesimo posto di quando cominciò l’offensiva: è la riprova di alcune informazioni avute da fonte attendibilissima: il cuore comincia ad allargarsi. I nemici sono realmente passati, ma quel tanto che fu loro acconsentito, poiché si sa che i nostri qualche giorno avanti che l’offensiva cominciasse, si ritirarono per lo spazio di tre chilometri di profondità. Passati, la contr’ offensiva ne fece uno scempio. - Sono cose o desideri? - Che stato di crudele incertezza è il nostro !
Il bombardamento continua violento: solo verso le dieci della notte rallenta alquanto di intensità.