18 NOVEMBRE 1917 - DIARIO INVASIONE

18 NOVEMBRE. – Sul basso Piave i nemici hanno trovato una forte resistenza, per molti impensata. Le perdite, a detta degli stessi ufficiali, sono gravissime, poco dissimili ad una disfatta. I feriti affluiscono in modo stragrande.
* Questa mattina ho veduto mia sorella Teresa Bottan. Faceva pietà! Le è stato condotto via il marito, sorpreso fuori di casa come tanti altri, senza che abbia potuto rientrare a salutare nessuno. In casa si è installato un piccolo Comando che avrebbe dovuto parere una specie di garanzia: ben’altro!... Hanno depredato tutto,anche due pugni di farina che essa, mia sorella, aveva mendicato dirò così, in una famiglia vicinante per isfamare i figlioletti. Quindi uno di quei malviventi si gettò su di essa: sfuggitale, agguantò una fanciulla, che a mala pena gli fu strappata a viva forza. Allora puntò l’arma contro tutta la famiglia radunata in una stanza: alla fine intervenne un terzo, meno peggiore degli altri, e fu evitato un massacro.
Un fatto brutale simile è accaduto la notte scorsa nella famiglia di Velo (Polidoro), confinante colla campagna di mio padre presso l’argine del Monticano, con questo di più che il furfante fece uso delle armi: ma il colpo andò a vuoto.
Ho letto la storia delle invasioni dei barbari in Italia (terra classica per questo riguardo): ma era pallida l’idea che mi facevo delle devastazioni e dei delitti che commettevano. Solo ora posso formarmi un’idea approssimativamente vera, paragonando ciò che commette impunito l’esercito d’una nazione civile, con quanto deve aver compiuto un esercito barbaresco di tanti secoli fa, ma della stessa razza.
* Persone in grado di sapere le cose ci hanno esortato a nascondere quanto la chiesa ha di meglio. Tutto ciò che è prezioso o di metallo sarà indubbiamente depredato, e presto, ci dissero, a cominciare dalle campane; - che, senza dubbio, non si possono nascondere.