22 FEBBRAIO 1918 - DIARIO INVASIONE

22 FEBBRAIO. - Da parecchi giorni si nota un grande passaggio in dietro di artiglieria pesante, specialmente di mortai, e di barche provenienti dal fronte. Dove vada questo materiale, nessuno lo sa. - Sul Tagliamento ? dove qualcuno dice che si fortifichino seriamente : — su altro fronte ? - non si sa. Che le barche vadano a finire sulle Alpi, credo che nessuno se ne possa persuadere: ma che l’ artiglieria possa essere destinata all’ alto Piave, dove i nemici si attendono una prossima offensiva, non è del tutto improbabile.

- Che se ne vadano?... che la Madonna alla fine ci liberi?... Ecco le domande che mi sento ripetere del continuo.

Difficile rispondere al popolo su certi argomenti. Non rifinisco di consigliare prudenza nel parlare: di stare attenti molto a non lasciarsi trasportare dall’ impeto dei desideri a fare certe domande a chiunque, specialmente a borghesi sconosciuti o poco noti: a guardarsi dal parlare in presenza di soldati ancorché paiano non comprendere e a fuggire addirittura quelli che parlano italiano e in specialissimo modo se s’ insinuano col nostro dialetto.

Oltre una settimana fa s’ era fatta circolare, proveniente dal Corpo d’ Armata, la voce d’un armistizio di dieci giorni coll’ Italia. L’ accolsi con sorriso, quantunque non mancasse chi inclinasse a prestarvi fede. Espressi anzi il sospetto che non fosse una manovra destinata a celare cosa che non si vuol dire né far conoscere. Allora non si capiva, ma ora si comprende che mirava a mascherare alquanto i movimenti suddetti.

Una parentesi, giacché siamo in materia di manovre. Sin dal primi giorni dell’invasione si cominciò a spargere a brevi intervalli voci e notizie varie, ma sempre a preferenza d’indole militare, contraddittorie, ora eccitanti ora deprimenti, sempre esilaranti per chi conosce i metodi austriaci. A quanto pare, l’ Austria misura il popolo italiano col proprio braccio, e crede poterlo trattare colle medesime forme e coi medesimi artifici che usa co’ suoi: forme del resto, metodi e artifici che classificano la parva mentalità, il basso livello intellettuale dei popoli che amministra.

Che preparino una ritirata, che se ne vadano finalmente, come molti confondendo i desideri colle cose vorrebbero persuadersi, mi pare che gli indizi siano troppo pochi ed incerti per stabilirlo. - Quando vedrete i platani incrociarsi sulle strade, risposi ad alcuni, allora abbiate per certo che avremo i nostri in casa nostra. E’ passata indietro molta artiglieria pesante, ma ne è passata avanti molta di leggiera: ciò vorrebbe dire che questo diventa "un fronte morto. ,,

* A compimento del quadro di un certo " feldkurat ,, ungherese, di cui altra volta ho avuto occasione di occuparmi, è da notarsi com’egli sia stato il primo a dare ai suoi soldati l’esempio del saccheggio. Appena installatosi nella villa del Sacerdote Marino Tommaseo a Sala di Sopra, la prima sua premura è stata di saccheggiare la cappella rifornita di recente di apparati nuovi e di lusso. Ciò che non trovò utile lo gettò qua e là, come la pietra sacra, che poteva pur essere lasciata al suo posto, e che fu poi raccolta da una donna del luogo.

— L’ho raccolta io, mi disse quella buona donna, e l’ho nascosta in fondo ad una cassa.

-- Ha fatto bene: è cosa sacra che racchiude reliquie di Santi, e speriamo che il Signore affretti il giorno in cui possa venir riposta al suo luogo.

Ma, mi dica, Padre - come chiedendo una cosa in confidenza - si può ascoltare la Messa di questi preti?

— Oh, si: sono cattolici. E poi anche lei sa che la santità della Messa non dipende dalla santità di chi la dice.

Ma sono proprio cattolici come noi? ... proprio si può ascoltarla?

— Si, stia tranquilla per questo riguardo. Ponga mente non a ciò che fanno, ma al sacro ministero che esercitano.

- Ha ragione, Padre: veramente ho notato che dicono la Messa come noi.