22 LUGLIO 1918 - DIARIO INVASIONE
22 LUGLIO. — E’ da tempo che è cominciato il sequestro, o per intenderci meglio, rapina ufficiale, di tutto il frumento sino all’ ultimo granello. E poi a nulla gioverebbe se anche ne lasciassero. A chi si presentasse al molino, com’ è accaduto, verrebbe confiscato.
A chi da mesi è stato portato via il granoturco, si seguita a passare la razione giornaliera di gr. 100, alle volte avariato, insudiciato, misto a spazzature: a chi ne fu lasciata in casa una certa quantità, che secondo il calcolo dei rapinatori avrebbe dovuto bastare sino a S. Pietro, non si passa nulla.
In appresso si passerà a tutti, ma per la durata di soli due mesi in ragione di gr. 180 se grano, gr. 150 se farina: razione insufficiente se non ci sarà dell’ atro come si fa in Austria: Eppure è stato pubblicato "che queste popolazioni non debbono esser trattate meglio, ma neppur peggio di quelle dell’ Austria.,,
L’ eccedente quantitativo sul totale di questa razione viene sequestrato. — Sarà poi pagato o no? si fará distinzione tra proprietari e fittaiuoli? - Si vedrà, e avremo occasione di riparlarne: intanto ciò che importa a queste popolazioni non è di riempirsi le tasche di carta di dubbio valore, ma di assicurarsi contro una morte lenta per fame. Indubbiamente nel prossimo inverno si dovranno ampliare i cimiteri, se Iddio per la Sua grande misericordia non ci libera da questi barbari. E’ questo il qualificativo meno aspro che si possa loro dare. Se queste popolazioni chiedessero loro: Dateci da vivere, potrebbero rispondere: Ne abbiamo sì poco che non basta neppure a noi: ci dispiace che abbiate da soffrire e fors’ anche a morire di fame, ma non vi possiamo aiutare; e risponderebbero bene. Ma questo popolo non chiede nulla da loro: si contenterebbe anzi della metà del suo, purchè gli fosse garantita: spogliare, dico, questo popolo, dopo d’ averlo gabbato coi contratti, al segno da dover in tempo non lontano guardar in faccia la morte per fame e per miseria, è inumano, è crudele, è barbaro, è..., che cosa si può dire di più ?... è... semplicemente teutonico.
Quando mi studiavo a far animo a questi buoni popolani a lavorare le terre, scuotevano il capo e domandavano: E per chi si lavora? si raccoglierà?... Domande savie, alle quali non potevo rispondere che molto breve: Chi lavora ha la speranza di raccogliere: chi non lavora non ha neppur questa? - ma non pensavo mai che si avesse potuto giungere a spoglio si iniquo, né io né essi pensavamo mai che avrebbero dovuto vedersi depredare di tutto intero il frutto dei loro sudori, e persino, com’é accaduto in quel di Gorgo, minacciati colla baionetta, strappar loro di mano i covoni della messe tutt’ ora sul carro. E’ malagevole in verità per noi sacerdoti trovarci in faccia ad un popolo tanto martirizzato: ma anche edificante riscontrare nell’assoluta maggioranza, non l’ imprecazione, non la maledizione… bensì in altri un dolore profondo, ma sostenuto, in altri una disinvoltura. Quanta fortezza morale, quanta virtù !... Più che non si trovi in me, che talvolta debbo fare molta violenza a me stesso.
* Serpeggia largamente un’ epidemia, che in altri ha caratteri di colerina, in altri di dissenteria. Non è mortale, ma molto molesta, e in taluni ribelle. Non è del tutto nuova in questa stagione, se non per l’ intensità e per la molta sua diffusione, cosa che a mio credere, devesi al sudiciume che quest’invasori ci hanno regalato e alle immondezze sparse dovunque: in paese, che diventato stalla e latrina: nei dintorni, che sono un vasto letamaio: nelle campagne, dove in luogo dei soavi profumi che si respiravano una volta, emanano esalazioni fetide da doversi bene spesso portarsi la pezzuola al naso.