23 MAGGIO 1918 - DIARIO INVASIONE
23—24 MAGGIO. — Terzo anniversario, e purtroppo non sarà l’ ultimo, di questa guerra distruggitrice. I nostri l’ hanno voluto commemorare nelle due ultime notti con voli di aeroplani (se anche con lancio di bombe, nol so) nei dintorni; questi, la notte scorsa, coll’artiglieria di grosso calibro al fronte. I nostri fanno cose eleganti, questi cose sode. Pure una cosa buona hanno cominciato a fare anche i nostri, cioè di smetterla col lancio di cartellini minacciosi o lusinghieri a seconda dei destinatari.
* In quest’ occasione il Comando d’ Armata ha pubblicato un manifesto al popolo italiano dei paesi invasi. L’ipocrisia e la menzogna sono la immancabile caratteristica degli atti ufficiali. Anche l’asportazione sacrilega e vandalica delle campane è giustificata dalla... fame! cui l’ Intesa ha ridotto l’Austria.
L’ i. e r. esercito a. u., dice il manifesto, rispetta la "vostra religione, che è anche la sua.,, - Che rispetti la religione, sin’ora è vero: ma che la nostra sia anche la sua, non pare. Noi tra l’altro, crediamo e pratichiamo il Decalogo: ma l’ esercito invasore calpesta cinicamente ogni legge umana e divina, compreso il Decalogo.
"Noi rispettiamo, continua il manifesto, i vostri beni, i "vostri interessi. Se qualche soldato manca, ricorrete con fiducia al Comando.,, — Grazie del complimento! Non staremo a ripetere fatti già noti - e che del resto sono sempre nuovi, perché non passa giorno, si può dire, che non si rinnovino in grande o in piccolo - rifletteremo solo che sono proprio i "Commandi,, grandi e piccoli i più temibili. P. e., tanto per citarne uno, "l’ Etap- Commando,, col suo colonnello goriziano che per ironia porta un nome italiano - il Sign. Catinelli.
Un giornale italo-austriaco, la Gazzetta di Trieste, nel suo N. del 22 corrente, riferisce un brano d’ un ordine del giorno con cui il Comando supremo italiano denunzia all’esercito i barbari trattamenti cui sono sottoposte le popolazioni dei paesi invasi. Fa poi seguire un atto del Comando di Udine (già pubblicato nel velenoso giornaletto " La Gazzetta del Veneto, ,,) con cui pretende di farne la confutazione. Val la pena fermarvicisi un po’ sia pure sciupando carta, ora tanto preziosa - non per entrare in discussione con gente di manifesta malafede, ma per curiosità.
Il Comando gazzettiere di Udine adunque, nega tutto sotto facile sistema di polemica: - - poi soggiunge che questa popolazione "non sottostà a nessun altra restrizione fuorché a quelle che tutti i belligeranti stimano indispensabili nella zona di guerra ristretta e in quella allargata.,, - Restrizioni!... ma non si tratta di restrizioni, bensì di quel cumulo di crimini, cui le truppe con a capo i loro "Commandi,, grandi e piccoli - fatte troppo rare eccezioni personali - si sono abbandonate senza alcun freno. Nessun belligerante civile stima indispensabile un tale contegno. Ma questo è un discorso che gli austro-tedeschi non capiscono, ascoltano con sorriso sardonico di compatimento, e che hanno in conto di letteratura e di rancidume latino: cose colle quali non si fa la guerra.
I maltrattamenti cui sono sottoposte queste popolazioni il Comando italiano li attribuisce alla rapacità delle truppe e al mal’ animo dei Comandi. Cosa vera, ma in forma attenuata, anzi inesatta. Non si tratta di mal’animo, che inferisce sempre personalità, bensì d’un sistema di maltrattamenti, inaspriti dall’ odio, fatte rare eccezioni personali torno a dire, le quali per essere eccezioni, giusta il noto adagio confermano la regola. Pure il Comando di Udine trova di poter dire come l’ Autorità militare "tra immense difficoltà ha potuto regolare l’ approvvigionamento secondo il principio che la popolazione italiana non ha da essere trattata meglio, ma neanche peggio di quella del nostro paese.,,
C’è da strofinarsi gli occhi per cerziorarsi di non aver le traveggole. Per quanto di buona volontà ci si metta, non si arriva a spiegarsi come si possa giungere a mentire tanto sfacciatamente davanti alle proprie vittime. Tutto l’ impegno, tutta l’ opera spiegata sin dal primo giorno dell’ invasione non é stata di... approvvigionare ma di spogliare spietatamente, sino a ridurre alla miseria questi paesi, che alla loro venuta gli invasori chiamavano "il paradiso dell’abbondanza.,, Ci sarebbe poi da fare una lunga serie di quesiti al comico Comando di Udine per chiedergli se proprio "questa popolazione non sia stata trattata peggio di quella del suo paese.,, Ma li faccia da sé chi legge, e passiamo oltre che c’è dell’altro.
In prova di si triste menzogna se n’ adduce un’ altra: "Il territorio occupato non è una regione di grande abbondanza anche in tempo di pace le sue parti montane debbono ricorrere per una buona metà dell’anno ad importazioni da altri luoghi.,,
Vorrei che solo a mo’ d’ esempio mi s’ indicasse un brano dell’ Austria che per fertilità e abbondanza regga il paragone col complesso del territorio occupato. Certo, i prodotti dei monti non sono quelli del piano, e viceversa: e però la necessità degli scambi. In Germania e in Austria le nostre laboriose popolazioni montane recavano, sì, in certe epoche dell’ anno la loro mano d’ opera tanto ricercata: per viveri però non si rivolgevano all’ Austria, ma é proprio qui al piano dove esse facevano i loro scambi: e dopo d’ essersi provviste di quanto abbisognavano, ne restava tanto da farne delle esportazioni: e l’ Austria lo sa. - Ha dimenticato tanto presto i dieci mesi della nostra neutralità benevola ?... Posso parlar da testimonio oculare.