25 MAGGIO 1918 - DIARIO INVASIONE

25 MAGGIO. – E’ da qualche tempo che si assiste al desolante spettacolo di gran quantità di materiale che si va accumulando qua e là per consolidare strade vecchie e nuove, materiale che si ricava dalla demolizione di case e di muri in città. II lavoro poi deve compiersi dai " civili. Ma poiché questi preferiscono attendere ai lavori urgenti della campagna, si fa loro intendere la minaccia che tutti i maschi dagli anni quindici ai cinquanta saranno reclutati per forza.

Proprio oggi è stata fatta udire questa minaccia, quasi in conferma del proclama di ieri, nel quale si dice che "mentisce vilmente,, chi asserisce che a queste popolazioni sono stati usati dei maltrattamenti, che anzi il Comando supremo militare le ha fatte aiutare nei loro lavori agricoli. - Oh! sì... con tutte quelle braccia dei pochi validi rimasti, che sono state sin da principio rubate, e sempre con minaccie, alle famiglie, per impiegarle in lavori d’indole militare.

Non farebbe meglio il premuroso Comando a impiegarvi invece tanti de’ suoi soldati oziosi e degenerati, piuttosto che licenziarli alla predoneria nelle campagne?

E’vero, si, che ha fatto lavorare dai soldati degli appezzamenti di terra: ma queste sono usurpazioni che ha perpetrate per suo esclusivo vantaggio, senza neppur informarsi sempre a chi appartenessero quelle terre. E’ vero ancora che l’autorità militare si è offerta di prestare i suoi cavalli per l’aratura (sono proprio terre che si arano coi cavalli queste !), ma l’offerta è stata sempre orgogliosamente e con onore rifiutata da queste nobili popolazioni, non per assicurarsi di raccogliere il frutto dei propri sudori, ma per non porgere all’ invasore un titolo colorato di usurparseli: ciò che del resto fa e farà egualmente. Che se sono rimaste sino al presente e forse resteranno, delle terre incolte (non parliamo dei paesi evacuati, soverchio dirlo,) si deve alla distruzione quasi totale delle stalle, compiuta per merito delle Autorità militari stesse.

- "Si lavora, Padre, si suda, mi sento ripetere, ma "per i predoni, che ci porteranno via tutto.,, Questa è la persuasione nella quale ogni giorno più vanno tutti confermandosi. Si avvera ancora una volta l’ euntes ibant et flebant mittentes semina sua ma quel che segue non si avvererà quest’ anno. Eppure quanta calma, quanta rassegnazione!... Quanta fortezza morale, quanta grandezza d’animo!... Tanta che suis votis philosophia aequare non potuit.