26 MAGGIO 1918 - DIARIO INVASIONE

26 MAGGIO. - Dalle sette circa della sera alle dieci e mezzo, un bombardamento ognor crescente al basso Piave in direzione di S. Donà. Vi fu un momento che giunse a tale intensità e violenza, da provocare un senso di orrore: eppure siamo già tanto abituati al cannone. - Che sia un saggio della grande offensiva e dal "gran colpo,, che l’ Austria dice di accingersi a menare all’ Italia, per cui questa "ne resterà sbigottita,,? Quando alla stampa italo-austriaca si permette di parlare cosi, vuol dire che qualche cosa di serio si allestisce, e che la preparazione volge al termine.

* Questa sera ho avuto occasione di vedere presso una persona di un alto Comando un foglietto a stampa in italiano, che gli aviatori austriaci hanno gettato oltre il fronte, e che gli aviatori italiani hanno restituito. L’ Austria avverte l’ Italia di sapere che nel suo esercito combattente sono stati inquadrati molti disertori slavi e ungheresi. L’ ammonisce che questa è una violazione del diritto internazionale, e che se verranno fatti prigionieri, saranno senz’altro impiccati al fronte.

Mesi fa appresi da fonte autentica che alla Piave le truppe non volevano più combattere, e che molti, anche degli ungheresi (che del resto sono stimati i più fedeli, e che certo sono i più feroci) disertavano. La notizia la presi con beneficio d’ inventario colla mia solita dose d’ incredulità (come tante altre notizie che non posso controllare e che reputo esagerate), ed anche dirò, con una qualche diffidenza: ma è dunque vero che delle diserzioni, e molte, ve ne sono. Che poi questi disertori l’ Italia abbia tanta ingenuità d’inquadrarli nell’ esercito combattente, e proprio al fronte, pare poco credibile. Forse l’Austria studiatamente li scambia con quei boemi che provennero dalla Russia e dalle colonie dell’ America.

E’ in fine ameno non poco che l’ Austria, la quale non rispetta nessun diritto, faccia appello con tanta disinvoltura al diritto internazionale.