28 SETTEMBRE 1918 - DIARIO INVASIONE

28 SETTEMBRE. – E’ dovunque un furto continuato e generale, e al furto si eccitano dai cosidetti "Commandi,, anche i borghesi da loro ridotti alla fame. Rubano i soldati che vanno e vengono dal fronte, rubano quelli qui in riposo, rubano quelli qui stanziati, rubano per sé, per i loro cavalli, per i loro ufficiali, per le loro famiglie cui mandano, mandano ... o recano eglino stessi. Non vi ha soldato, non vi ha ufficiale che non parta carico da questi paesi, senza tener conto della Posta. Anche le Dame della Croce Rossa rubano - dame alquanto eleganti, una delle quali giorni fa ha fatto inserire il suo nome nei registri battesimali: intendiamoci, non per sé, ma per il neonato avuto da un ufficiale adultero, che dichiarò di riconoscerlo.

Alla fine la mia famiglia si è determinata a raccogliere, quantunque immaturo, il grano turco di una sua campagna a Redigole di là. Di altri raccolti non è il caso di far parola. Appena un terzo del normale, e anche questo poco mancò non le fosse rubato per via. Poco distante dal ponte ecco che due individui armati fermano il carro colla pretesa che quella è roba che appartiene al Comando di Malintrada, e senz’ altro lo avviano alla casa di Castagnotto, dove hanno fatto il deposito delle loro refurtive (tra l’ altro anche circa trecento capi di pollame che si mantiene a grano turco, mentre al popolo che soffre la fame si proibisce di raccogliere nel proprio campo.) Per mezzo del Comandante della gendarmeria, (che intervenne con una pattuglia) il carro fu fatto, non senza fatica, rilasciare.