29 AGOSTO 1918 - DIARIO INVASIONE

29 AGOSTO. - Le truppe sono tormentate, decimate dalle malattie, specialmente dalla malaria che contraggono al basso Piave, e dall’ influenza, che elegantemente ora chiamano spagnuola, la quale ha delle manifestazioni gravissime e spessissimo letali. Si sono avuti casi di decesso in due giorni. "Queste malattie, disse il comandante dell ’ ospedale, sono per noi peggio d’ un’ offensiva.,,

* L’ artiglieria passata verso il fronte le notti scorse, è tornata indietro, a preferenza per Sala di Sopra e Meduna. – E’ finzione o confusione? - Probabilmente e l’una e l’ altra: cose che ho notate sin dai primi tempi in quest’ esercito. Del resto, di confusione n’abbiamo un saggio fresco. Ieri notte fu fatto sgombrare dai malati gravi (civili e militari, che furono portati, dicono, a S. Vito) l’ ospedale epidemico di casa Tommaseo (Piovesana) a Sala di Sopra: ma prima quei poveri disgraziati furono fatti svestire e vestire per ben tre volte.

Giacché sono in argomento, noto che anche gli ospedali di Motta si tengono laboriosamente sgombri: pieni la sera, vuoti la mattina.

Da questi e da altri indizi non del tutto trascurabili, si va consolidando l’opinione divenuta comune, che gli invasori si tengano pronti ad una ritirata non remota, in vista dell’ offensiva dei nostri. Per me, non dico nulla: dirò che sono imminenti ad andarsene quando comincerà lo schianto dei ponti.

- Partirò per tempo, dissemi una dama della Croce Rossa: non mi farò prendere prigione, ancorché si dovessero lasciare qui dei malati.

- Perché?

- Perché temo gli italiani.

- Ma gli italiani sono buoni: non usano sevizie né maltrattamenti ai prigionieri.

- E’ che troppe ne abbiamo fatte qui, e temo giustamente un’ aspra vendetta (testuale).

Una confessione tanto sincera avrebbe, al caso, meritato un’ attenuante.