29 NOVEMBRE 1917 - DIARIO INVASIONE
29 NOVEMBRE. - Di buon mattino sono arrivati da Codròipo i due miei cognati A. Donadon e D. Bottàn con molti altri già deportati per lavori. Non si sa il perchè, ma sono stati rilasciati tutti.
* Ero dall' Arciprete quando verso il tramonto si presentarono due soldati. Uno era capitano, se non erro, il quale senza altri preamboli mi rivolse in buon italiano la domanda : “Mi sanno dire dove si possono trovare nascosti oggetti preziosi e capi d’ arte ? - ,, Intanto mise fuori una lunga lista di nomi e di case ricche della città e dei dintorni.
Irritato per la sostanza e per la forma: - No, risposi secco, non sappiamo nulla.
Eppure, insistette villanamente, voialtri frati dovreste saperlo, perchè avete libero accesso dovunque e godete la fiducia di tutti.
Uscii un po’ dai gangheri a modi siffatti. - Le torno a dire che non sappiamo nulla : e che s' inganna molto pensandoci capaci di tradire la fiducia che fosse stata in noi riposta.
Se n' andò come un cane frustato.
* I discorsi di tutti i giorni con questi ufficiali , per quanto comincino svariati, ricadono sempre sul medesimo tema, che ormai diventa noioso : Una pace vicina. Voglio notato questo fatto di per se stesso insignificante, perchè indice dello stato d’animo loro, agitati, ossessi dal pensiero, dal desiderio, dalla brama d' una cosa di cui hanno imperioso bisogno, e che, sia pure per illusione, vorrebbero persuadersi vicina. Esprimere l' idea, come m' è toccato senza tanto rifletterci che la guerra possa durare ancora uno o più annidipinge loro sul volto un senso profondo e intelligibilissimo di dolore indicibile, di costernazione.
Qualunque possa essere il desiderio, con tutta la prospettiva della fame non lontana anche per noi affermo di nuovo che la pace non la reputo vicina. E’ da quasi un mese che non leggo un giornale, e non me ne dolgo ; non so più nulla di quanto accade nel mondo : ma a giudicare dalla psicologia nostra e delle Potenze dell’ Intesa, a giudicare dal passato, per quanto grande possa essere la sconfitta che g1i imperi centrali si accingono ad infliggere all’ Italia, la pace non la ritengo vicina. Eppure è proprio , questo che si ripromettono : imporre colle armi la pace, e presto. - Pace dopo una sconfitta ? - inflitta da potenze spinte alla disperazione dalla fame ? - Il futuro deciderà e dell' onore e della fame.
* Ero dall' Arciprete quando verso il tramonto si presentarono due soldati. Uno era capitano, se non erro, il quale senza altri preamboli mi rivolse in buon italiano la domanda : “Mi sanno dire dove si possono trovare nascosti oggetti preziosi e capi d’ arte ? - ,, Intanto mise fuori una lunga lista di nomi e di case ricche della città e dei dintorni.
Irritato per la sostanza e per la forma: - No, risposi secco, non sappiamo nulla.
Eppure, insistette villanamente, voialtri frati dovreste saperlo, perchè avete libero accesso dovunque e godete la fiducia di tutti.
Uscii un po’ dai gangheri a modi siffatti. - Le torno a dire che non sappiamo nulla : e che s' inganna molto pensandoci capaci di tradire la fiducia che fosse stata in noi riposta.
Se n' andò come un cane frustato.
* I discorsi di tutti i giorni con questi ufficiali , per quanto comincino svariati, ricadono sempre sul medesimo tema, che ormai diventa noioso : Una pace vicina. Voglio notato questo fatto di per se stesso insignificante, perchè indice dello stato d’animo loro, agitati, ossessi dal pensiero, dal desiderio, dalla brama d' una cosa di cui hanno imperioso bisogno, e che, sia pure per illusione, vorrebbero persuadersi vicina. Esprimere l' idea, come m' è toccato senza tanto rifletterci che la guerra possa durare ancora uno o più annidipinge loro sul volto un senso profondo e intelligibilissimo di dolore indicibile, di costernazione.
Qualunque possa essere il desiderio, con tutta la prospettiva della fame non lontana anche per noi affermo di nuovo che la pace non la reputo vicina. E’ da quasi un mese che non leggo un giornale, e non me ne dolgo ; non so più nulla di quanto accade nel mondo : ma a giudicare dalla psicologia nostra e delle Potenze dell’ Intesa, a giudicare dal passato, per quanto grande possa essere la sconfitta che g1i imperi centrali si accingono ad infliggere all’ Italia, la pace non la ritengo vicina. Eppure è proprio , questo che si ripromettono : imporre colle armi la pace, e presto. - Pace dopo una sconfitta ? - inflitta da potenze spinte alla disperazione dalla fame ? - Il futuro deciderà e dell' onore e della fame.