30 OTTOBRE 1918 - DIARIO INVASIONE
30 OTTOBRE. - Tutta la notte e tutto il giorno è stato un continuo movimento di truppe che ripassano la Livenza, bersagliate dalle mitragliatrici dei nostri velivoli che le incalzano senza pietà.
Alle sei di stamane è partito l’ ospedale con tutto quello che poté portare seco. Ha lasciato parecchi malati gravissimi dei suoi e dei nostri (quest’ ultimi, feriti dalla bomba del 28.) Per questi e per i malati borghesi, ha lasciato tredici capi di bovini (presso varie stalle,) e medicine. La consegna l’ ha fatta al convento (eccettuati i bovini, ben’inteso,) per la cura ha lasciato un giovane medico ucraino, ossesso dalla paura a segno che non distingue più tra vivi e morti. I locali li ha lasciati in buono stato. Ha Lasciato parimenti tutta la fornitura e il mobilio che ha trovato appartenente all’ospedale civile, più molta della sua roba, specialmente letti, brande, materassi, stufe di ferro tutt’ ora imballate, ecc. Alle tre pom. quel buon medico ucraino, dopo essersi rivolto a questo e a quello per consiglio, ma inutilmente perchè ormai ognuno attendeva a se stesso, si risolse di partire a piedi.
Alle ore sei pom. parte il Comando del VII Corpo d’Armata, e con lui la sua gendarmeria da campo.
Reputo dovere di gratitudine e omaggio alla verità una breve menzione del Comandante di questa. E’ un ottimo giovane boemo di nome Rodolfo Krouzilka, il quale senza venir meno ai suoi doveri di ufficiale, ha conservata intatta la sua fede nazionale, ed ha fatto tutto quel bene, che era in suo potere, a quanti con fiducia si sono rivolti a lui. Il Signore lo conservi, lo benedica e lo rimuneri di tutto. - "Tutti hanno requisito, dissemi, cioè rubato (sono sue precise parole,) ma io vado superbo di poter dire che non ho requisito, cioè rubato nulla a nessuno. Ho dovuto una sola volta requisire per necessità cinque sacchi di grano turco, ma ho rilasciato un buono regolare. Purtroppo ho dovuto alle volte mettere i miei uomini a disposizione di altri Comandi: ma né andarono da sé, né io li ho mai mandati a compiere atti riprovevoli.
— Quanto mi dice è ben noto a tutti. Dal canto mio sono felice di poterla assicurare che ella lascia grata ricordanza. Ma purtroppo non si può dire altrettanto dell’ ufficialità in genere, la quale, tra l’ altro ci ha portato il mal costume, che qui non è mai esistito.
- In compenso io le dico (non per mia esperienza, che non ho mai tentato nessuno, ma perché sono d’ altronde in grado di saperlo) che in nessuna delle città che abbiamo occupate si sono trovate donne forti come qui. Ma capisco bene che abbiate ad esserne contenti della nostra partenza: presto avrete i vostri. Non le dicevo io il vero giorni fa "che dopo 8 giorni non ci saremmo più ?,, Allora era da una settimana che non si avevano più comunicazioni con Vienna, e che non si riceveva più nulla dall’ interno.
— Vuol dire adunque che il Governo centrale non esiste più, e che l’ esercito é virtualmente sciolto.
— Gran confusione C’ è : chi sta al suo posto, e chi prende la via di casa.
Le truppe dal fronte sono già tutte ritirate? Si fermeranno per nostra disgrazia sulla Livenza?
— Come può immaginarsi, io sono l’ ultimo a partire, e tenga per certo che resistenza seria non se ne farà più.
- Allora questa notte avremo lo schianto dei ponti?
-Probabilmente non questa, ma la notte appresso: gli italiani non ci sono ancora alle spalle. Delle pattuglie in ritardo ce ne sono ancora, contro le quali, partito io, non vi può garantire che la vigilanza e la prudenza.
- Partendo lei ad ora si tarda, poco lontano potrà andare.
- Questa sera faccio conto di arrivare a Cordovado.
- E poi... sul Tagliamento... e per Trieste...
- Per Trieste, no: A Lubiana sventolano ormai le bandiere dell’intesa. Non mi resta altra via che per Klagenfurt.
Quest’ ufficiale che conosco quasi da un anno, ben sapendo che la morte dell’ Austria è la rissurezione della sua patria, parte contento. Consapevole di non aver fatto del male a nessuno, non teme la possibilità di cadere in mane dei nemici, e conserva la sua abituale equanimità e serenità sino all’ ultima ora.
* Questa è la prima sera che non abbiamo la luce elettrica dell’ esercito. Scrivo al lume d’ un moccolotto, ma me ne rallegro.
* Questa notte verso le undici e mezzo è cominciata la demolizione dei ponti. Gli scoppi dell’ anno scorso erano un nonnulla a paragone di questi. Non si dorme: bisogna contarli tutti. Ce n’è stato uno si formidabile che credetti mi gettasse dal letto. Quest’ opera di demolizione è durata ad intervalli sino al mattino. L’ anno scorso erano schianti dolorosi quest’ anno ci allargano il cuore: ci annunziano che la nostra liberazione è vicina: Ecce appropinquat redemptio vostra! - Gli ospiti sgraditi hanno compiuto l’ esodo: e, a quanto pare, un giorno prima del previsto. Se ne vadano senza volgersi indietro a contemplare la desolazione che hanno recato in questi paesi: se ne vadano, e Iddio tenga lontano ora e sempre dalla patria tanto flagello.