31 OTTOBRE 1918 - DIARIO INVASIONE
31 OTTOBRE. - Ultimo giorno del mese del S. Rosario. - Sono andati ?... se ne sono proprio andati ?... tutti ?... Questo e null’ altro sappiamo chiederci al primo uscire di casa, intanto qualche gruppetto e qualche ritardatario passa ancora. Ci guardano con occhio sinistro, e tiran dritto.
- Dove vanno? come faranno a passare il fiume? - Sono affari loro.
Intanto chi può resistere alla curiosità di andare a vedere i ponti demoliti? Pare che ci manchi ancora questa ultima testimonianza per persuaderci che non abbiamo più nemici in casa.
Demoliti bene, in maniera irreparabile. Gli austriaci sono maestri in quest’ opera di distruzione. I nostri li minavano alle testate: gli austriaci vi gettano la salciccia esplosiva, segandoli a metà, come se una mano potente li tagliasse d’ un sol colpo con precisione geometrica.
In paese assisto a due tristi spettacoli, ultimo ricordo dell’ invasione. II palazzo del sindaco Sign. avv. C. Pellegrini è stato incendiato nella notte, e di là il fuoco si è esteso alle case attigue di Giacomini e di Bertoja. Avanzo alcuni passi, e odo poco lontano una detonazione di fucile. Un malvagio, ultimo avanzo degl’ invasori, aveva angariato un tal Giuseppe Falzin, abitante alle Spinade, per condurgli via, chi sa dove, un carro di mobiglie. Giunti in via del Girone là dove mette al Borgo Aleandro, il disgraziato vuol fargli intendere che non è possibile proseguire, ma quel malvivente punta senz’ altro l’arma, e con un colpo alle tempia lo fredda: poi, come se il fatto non fosse suo, traversa la piazza del Municipio e sparisce.
* Alla fragorosa demolizione dei ponti compiuta nella notte, successe dovunque un silenzio sepolcrale. Il cielo è coperto da un velo tenue bianco uniforme che non è né nebbia né nuvolo, il sole è timido e non mostra la sua faccia, l’aria è quieta e tepida, non stormisce una fronda, non una passera cinguetta, non un colpo di cannone, non un colpo di fucile, non un crepitio di mitragliatrice, non una ruota stride nelle vie, non un vocio di fanciulli... Tutto e tutti pare che con mirabile spontaneità siansi data la consegna del silenzio: ci guardiamo in faccia attoniti di quanto accadeva e di quanto stava per accadere: ci parliamo sottovoce quasi per tema di violare una cosa sacra.
- Che contrasto repentino col frastuono di centinala e centinaia di cannoni e di tante macchine belliche, durato un anno intero e chiuso da poche ore con dei rombi che facevano traballare il suolo! Contrasto iperbolico, che solo la fervida fantasia d’ un poeta orientale potrà ritrarre al vero.
Trascorre il mezzogiorno: nulla di nuovo: ci guardiamo muti quasi ricercando noi stessi.
Ma ecco che alle ore 2 un grido acuto e prolungato di gioia ci riscuote: Sono i fanciulli che volti, non già al nemico fuggente il quale aveva già passata la Livenza e che avrebbero voluto tosto dimenticare, ma a ponente, sino allora silenziosi e muti, con gli occhi fissi scrutavano gli svolti delle strade, e che con quel grido ci annunziavano l’ arrivo dell’avanguardia ciclistica del Regg. di Cavalleria "Aquila,,. Tutto un popolo, che ormai poteva dopo un anno abbandonare impunemente la casa, si riversò sul loro passaggio, vecchi, donne, bambini. Quanti abbracci, quanti baci siano stati dati a quei nostri primi liberatori, che cosa si dicesse loro, che cosa si chiedesse, io nol so: rammento che bambini i quali appena articolavano, non potendo altro di meglio, colle manine scarne alzate, non cessavano di gridare: Taliani, taliani..., perchè se altro non capivano, ben sapevano che solo i soldati italiani avrebbero recato la liberazione da morte sicura. Dopo un anno di martirio era il primo giorno che spuntava sul labbro di tutti un sorriso. Chi esultava e chi piangeva di gioia inenarrabile.
* Il nemico fa della reazione sulla Livenza. Il crepitio delle mitragliatrici e della fucileria è vivacissimo da ambe le parti. La nostra artiglieria non è arrivata, mentre quella nemica, che pare alquanto numerosa, si fa sentire con lancio di "srapnels,, e di granate da 105 in questi dintorni, specialmente sulla strada provinciale, su quella di Redigole e sull’ ex-ponte omonimo. Uscire di casa e pericoloso.