24 NOVEMBRE 1917 - DIARIO DI GUERRA

Doloroso anniversario del primo ripiegamento strategico: in volgare, della ignominiosa fuga precipitosa italiana. Che diranno oggi gli austriaci pensando che a Gorizia gli italiani avevano persino mutato il nome delle contrade di quella città con i nomi di eroi nostri e con date della storia nostra? Certo rideranno alle nostre spalle!
Nella notte bombardamento sul basso Piave e alle nove di mattina sul Grappa. Per Pieve passa il 29° Fanteria: durante una sosta, la strada che dalla stazione porta alla piazza è piena di soldati. Fra i soldati che passano ve n’è uno che canta: un ufficiale si inoltra nel gruppo e gli dà un sonoro ceffone per farlo star zitto…
Il cannone tuona ma qui a Pieve siamo tranquilli. Vediamo passare due soldati, due attendenti, che portano a passeggio un elegante cagnolino ciascuno: sono certamente due “vergini cucce”… Non c’è acqua; quindi non c’è mulino e, di conseguenza, niente farina macinata. La questione è seria e il Prevosto cerca di risolverla in qualche modo, col favore dell’autorità militare. Nani Poloni si offre di impiantare un mulino a fuoco purché l’autorità faciliti il passaggio e il trasporto di una macchina. Ma un colonnello gli risponde seccato che non può favorirlo, avendo tutt’altro cui pensare. Mentre il colonnello se ne va con il frustino e il cagnolino, a bordo di una carrozzella tirata da due bianchi cavalli, Nani Poloni gli corre dietro dicendo:”No’importa, sior:al se tegna tuto: me basta che ‘l me fassa un fia’ de carta par poder passàr; no’ voio altro…”
Questa mattina dietro la casa di Bordin, il campanaro, viene trovato morto un giovane sottotenente: pare si sia suicidato con la rivoltella d’ordinanza che tiene ancora in mano. Dopo pranzo il Cappellano locale, Don Antonio Dal Colle, si reca a vedere il cadavere, seguito a breve distanza da Don Francesco Furlanetto, parroco di Nogarè qui profugo. Il secondo sacerdote, per raggiungere il primo, sale di corsa lungo la salita che porta al luogo dove giace il cadavere del suicida. Un soldato, che da lontano osserva i due preti mentre salgono sulla collina, sospetta che questi stiano facendo segnalazioni al nemico e denuncia il fatto ai Carabinieri. Ne nasce uno spiacevole equivoco che, fortunatamente è presto chiarito. Verso le tre del pomeriggio cadono granate in diversi punti di Montebelluna; due di questa a S. Gaetano, a poca distanza dal Cappellano Don Antonio Dal Colle che sta andando a visitare un malato: un po’ di paura e avanti! Un’altra bomba cade vicino al palazzo del sindaco Dall’Armi, abbattendo un abete. Un’altra cade verso Cichinèl: uccide un carabiniere, certo Favaro Giovanni, ne ferisce un altro che morirà il giorno dopo, ferisce il sessantenne da Caonada Favaro Antonio che morirà un’ora dopo all’Ospedale Militare e ferisce anche una donna di Biadene.
Il cannone continua a tuonare fino al tramonto.